


Gesù, stanco del viaggio, seduto ad una fonte amorosamente aspetta una anima da convertire e salvare: la Samaritana. Anche ora, tutto il giorno e tutta la notte, sta Gesù sul nostro altare come su di una fonte di grazia, aspettandoci, anzi, invitandoci amorosamente a tenergli compagnia. Ci aspetta per convertirci, per aiutarci, per consolarci. Si lamenta o perché gli stiamo lontane o vi andiamo con timore. Diciamogli con confidenza: «Signore, io sono la povera Samaritana, convertitemi a Voi».
Entrando in Chiesa, immaginarsi di vedere aperto il Tabernacolo e Gesù, che guardando da quella porticina, ti invita ad andargli vicino; ti chiama come chiamò la Maddalena. Immaginati di inginocchiarti come lei ai suoi piedi, fare un atto di consacrazione e di confidenza, guardarlo proprio come può fare una figlia vicino al Padre che ha offeso, ma che la riceve pentita per perdonarla. Poi domanda perdono non solo dei peccati nostri, ma di tutto il mondo.
da Esortazioni Spirituali, 1,2

Gettate dappertutto scintille di carità
la scintilla scatta in un momento e in un momento si propaga!
Il Signore non ci chiede di avere la forza dirompente di un grande fuoco, ci chiede solo di avere il coraggio di diffondere ovunque piccole scintille, piccoli segni di carità sincera che potranno trasformare anche l’inutile legno secco

«L’amicizia, cambiando soggetto, non cambia natura»: la lezione di Padre Carlo Salerio
“L’amicizia, cambiando soggetto, non cambia natura.”
In un’epoca in cui le relazioni umane tendono spesso a essere indefinite o passeggere, la riflessione di Padre Carlo Salerio (1827–1870) sull’amicizia risuona con un’intensità sorprendente. Missionario del PIME in Oceania e fondatore a Milano delle Suore Riparatrici del Sacro Cuore, Padre Salerio ha speso la sua vita a servizio del prossimo, incarnando in prima persona il principio di un amore incondizionato e senza confini.
L’essenza dell’amicizia autentica
Cosa intendeva Salerio sostenendo che l’amicizia non cambia natura, anche quando cambia il suo soggetto?
La risposta risiede nella concezione stessa dell’affetto sincero:




“Il mondo non s’accorge di quanto si compie di grande in quest’umile casetta. Invece gli Angeli custodi, sotto gli auspici dei quali si fonda la casa, e che presiedono a quanto stiamo compiendo, vedono in voi le pietre fondamentali su cui s’innalzerà l’edificio di una istituzione, che dovrà portare alla terra una benedizione immensa”.
Queste significative parole pronunciate da Padre Carlo Salerio la sera del 2 ottobre 1859 e rivolte a Maria Carolina Orsenigo e ad altre tre giovani, oltre a segnare l’inizio dell’Istituto della Suore della Riparazione ne rivelano al contempo il carattere profetico: siamo un “granello di senapa” seminato nel solco del mondo.
L’Istituto infatti, quasi contemporaneamente alla sua espansione in Italia, si diffonde già dal 1895 in Myanmar; quindi in Brasile, Filippine, Papua Nuova Guinea, Australia e, di recente, in Vietnam; come pure, unitamente all’Istituto PIME, anche in Indonesia.

È compiuto il nostro sacrificio! Stamane, conducendoci alla chiesa, ci venne dato il doloroso annuncio della morte del R. nostro Padre. Iddio se lo tolse. Fiat voluntas Dei! … Egli vedeva il suo Dio stamane alle 5 l’arcangelo s. Michele lo introduceva nel regno della gloria e noi tosto pregammo per lui.

Dal diario della Casa
28 settembre: Il nostro Padre, ricevuta l’Estrema unzione era tranquillo e sereno. … Domandata per noi la benedizione aveva detto: “Benedico e saluto tutte, e poi ora più nulla di ciò ma paradiso, paradiso, paradiso!”.